A quasi due mesi dall’apertura della scuola sono ancora nitidi i ricordi del primo giorno di questo nuovo e singolare anno. Perché si, mai come per quest’anno scolastico, quel primo giorno di scuola è stato così atteso, desiderato.

Puntuali al cancello ancora chiuso, cartella in spalla, mascherina sul volto e in modo composto, uno alla volta, tutti hanno sfilato attraverso il passaggio obbligato delle procedure per l’accesso sicuro al grande portone d’ingresso.

Una volta oltre, gli occhi hanno incominciato a cercare in ogni dove, ovunque, i segni di quello che ognuno più desiderava rintracciare, ritrovare: un quadernino degli appunti con sopra un cuoricino disegnato lasciato da chissà chi, una gomma in un angolo di un cassetto, una macchinina, un cerchietto, una carrozzina da spingere, il peso della gru da issare, la traiettoria dei grattacieli da sorreggere, il profumo della crostata proveniente dalla cucina … a conferma che nulla di tutto questo fosse stato davvero smarrito.

Poi ancora il silenzio iniziale intriso del  racconto nuovo del corpo che riprendeva ad occupare un posto nella “sicurezza” della distanza dai compagni… ma soprattutto del sorriso dei nostri occhi rintracciato intensamente nei loro, nei nostri sguardi.

Tutto così ha incominciato a “riaccendersi” e a ripartire nell’ apparente scansione del tempo “interno” di sempre, come se li avessimo lasciati appena ieri.

I luoghi non sono estranei al nostro sentire e allo svolgersi della tappe fondanti della nostra vita.

Senza  di essi, non riusciremmo ad ancorare alcun ricordo di noi stessi alla consapevolezza di ciò che siamo. E’ per questo che non possiamo, né vogliamo  “perderli” ancora.

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